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lunedì 11 luglio 2011

così scalò la nothomb

Nei suoi testi Amélie Nothomb dimostra sempre una certa capacità di intrecciare la sua trama narrativa con qualche buona riflessione filosofica. Nel caso di Né di Eva né di Adamo tocca al Nietzsche di Così parlò Zarathustra essere chiamato esplicitamente in causa: è, infatti, con autentico spirito nietzschiano – dionisiaco, libero e fanciullesco, fatto di aspirazione all’altezza e leggerezza, di coraggioso e orgoglioso sguardo dritto al sole, di leonina forza di volontà – che Amélie affronta la scalata del Monte Fuji.

amélie nothomb né di eva né di adamo«Oltre i millecinquecento metri, scompaio. Il mio corpo si trasforma in pura energia, il tempo di chiedersi dove sono finita e le mie gambe mi hanno già trasportato così lontano da farmi diventare invisibile. Altri hanno questa proprietà, ma non conosco nessuno per cui sia una qualità tanto insospettabile, visto che né da vicino né da lontano somiglio a Zarathustra.
Eppure, è proprio quello che divento. Una forza sovrumana si impadronisce di me e ascendo in linea retta verso il sole. La mia testa risuona di inni non olimpici, ma olimpiani. Ercole sembra un mio cuginetto emaciato. Per parlare solo del ramo greco della famiglia.
Se sei Zarathustra, hai piedi divini che mangiano la montagna trasformandola in cielo e, contemporaneamente, al posto delle ginocchia hai catapulte con il resto del corpo come proiettile. Al posto del ventre hai un tamburo di guerra e al posto del cuore la percussione del trionfo, hai la testa abitata da una gioia tanto terrificante che necessita di una forza sovrumana per sopportarla, possiedi tutti i poteri del mondo per l’unico motivo che li hai avocati a te e puoi contenerli nel tuo sangue, e non tocchi più terra causa il dialogo ravvicinato col sole».

«Le mie gambe sono così grandi, mangeranno le cime, voi non avete idea del loro appetito. 
Corro lungo la linea della vetta. Per sei ore di sole e di cielo blu, avrò il monte Fuji solo per me. Queste sei ore non basteranno a contenere la mia estasi. L’esaltazione mi serve da combustibile: non ce n’è di migliore. Zarathustra non ha mai corso così veloce e così in preda all’ebbrezza. Do del tu a Fuji, danzo sulla cresta. È un momento sublime.
Converto in marcia la mia gioia».

 Hokusai, Ragazzo che guarda il Monte Fuji

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