Pages

venerdì 3 febbraio 2012

perché si preferisce l'erezione del più grande?

All’origine la parola colossos non ha necessariamente il valore di grande, gigantesco, fuori misura. Solo più tardi assume il senso del passaggio dalla taglia, sempre piccola e limitata, alla esagerazione del fuori-taglia, all’immenso.
Si avvicina così al sentimento del sublime, che non esiste se non è passaggio al di là del limite, eccesso della taglia e della giusta misura, al di là di ogni elevazione.
Colossale e sublime sono una sfida alla misura e al controllo della mano e dello sguardo, sono l’enorme, l’immenso, l’eccessivo, lo stupefacente, l’inaudito, talvolta perfino il mostruoso. Sono il quasi impresentabile, l’osceno.
Il piacere del sublime non è quindi nella contemplazione della bellezza, ma ha un’origine solo indiretta: viene in seguito all’inibizione, all’arresto, alla soppressione che trattengono le forze vitali; questa sospensione è seguita da una improvvisa effusione, da un riversarsi tanto più forte delle forze vitali. Lo schema qui è simile a quello di una diga: la chiusura o la paratoia interrompe un flusso, l’inibizione fa gonfiare le acque, l’accumulazione fa pressione sul limite; la pressione massima dura solo un attimo, il tempo di un batter d’occhio, durante il quale il passaggio è completamente ostruito e la chiusura è assoluta; poi la diga si rompe ed ecco l’inondazione.
Ma perché mai il sublime e il colossale sono grandi e non piccoli? Perché l’assolutamente grande e non l’assolutamente piccolo?
La preferenza non può che essere soggettiva. Nessuna matematica può giustificarla: se volessimo affidarci soltanto alla valutazione matematica, saremmo privi di ogni metro fondamentale o primo. La valutazione delle grandezze è, in ultima istanza, estetica: cioè è soggettiva e non oggettiva. È piccolo, ed ha quindi un potere relativo, ciò che può essere preso ad occhio, preso in osservazione: è questa la cosa fondamentale quando si tratta della valutazione delle grandezze. Allora il colossale e il sublime saranno forse qualcosa che non può essere presa in mano o ad occhio.
È la valutazione estetica, dunque, la valutazione prima e fondamentale. E questa misura prima (soggettiva, sensibile, immediata, viva) deriva dal corpo. Ed ha il corpo come primo oggetto. È il corpo che si erige a misura. È il corpo che fornisce l’unità di misura misurante e misurata: del più piccolo e del più grande possibile, del minimo e del massimo.
È il corpo. Il corpo dell’uomo, cioè, come è ovvio, senza bisogno di dirlo. È a partire da lui che l’erezione del più grande si preferisce.
Tutto viene commisurato alla taglia del corpo. Dell’uomo. È a questa unità di misura fondamentale che il colossale deve essere messo in relazione.

(da Jacques Derrida, La verità in pittura)

0 interventi:

ShareThis