Pages

domenica 27 aprile 2014

pan e psiche

Come aveva detto Nietzsche nella Gaia scienza, l'europeo impara a riconoscere la propria natura di bestia addomesticata, mascherata dagli indumenti della morale. Attraverso il sogno di un sinistro Dioniso, dio della violenza sessuale, della cannibalesca volontà di potenza e della sordida voluttà della malattia, Mann [in La morte a Venezia] ha dato il suo contributo allo studio epocale, per così dire, del fasciame archetipico dell'io. (Un analogo d'epoca, in tale ambito, si potrebbe trovare nel dannunziano Trionfo della Morte, in particolare nell'invasamento "dionisiaco" del popolo abbruzzese che si sfrena durante la processione del santo). Il Dioniso sinistro di Aschenbach corrisponde al Pan sinistro, così diffuso nella letteratura e nell'iconografia, soprattutto inglese, tra Otto e Novecento. Nell'epoca della secolarizzazione non è più il diavolo il referente il referente immaginario dell'archetipico, le sue versioni più antiche subentrano: Dioniso e Pan. Quel che nel diavolo è male e peccato in Dioniso e Pan è semplicemente natura, simboleggiata dall'elemento caprino. Ma questa natura, come ci insegna Nietzsche, e come anche Mann sapeva, non è gioiosa primordialità, ma orrore. Il capro solitario è l'emblema di un'esistenza nomadica e maledetta in luoghi desertici e implacabilmente assolati, e il suo canto è tragedia.
(Eugenio Spedicato, La strana creatura del caos).

0 interventi:

ShareThis