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lunedì 6 aprile 2015

letture di aprile (I)

Ricco di interessanti suggestioni e fecondi collegamenti il saggio di Tommaso Ariemma Sul filo del rasoio che, come da sottotitolo, traccia un'estetica e una filosofia del taglio che riesce a mettere e tenere insieme - tra le altre cose - la riflessione heideggeriana sull'arte, l'insieme complessa e popolare scrittura di Dickens, lo stile cut-up di un film come Blade Runner, l'incapacità della rivoluzionaria ghigliottina di tagliare altro che la testa anatomica (e non già anche quella simbolica) del re.

Ottimo il percorso proposto da Donatella Di Cesare nel suo Heidegger e gli ebrei che, partendo dalla pubblicazione dei Quaderni neri del filosofo tedesco, indaga sia i rapporti storici e ideologici tra la politica nazista e la filosofia heideggeriana - nel loro dibattito storiografico e nelle novità emergenti dalla lettura degli inediti Quaderni, appunto -, mettendo in luce come la questione ebraica sia imprescindibile dalla questione dell'essere e dalla storia della filosofia e della metafisica occidentali; sia, al di là della figura di Heidegger, la storia del rapporto tra antisemitismo e filosofia, dall'epoca moderna al Novecento. Un testo illuminante.

Con il suo L'uomo artigiano Richard Sennett tesse insieme fili storici, artistici, filosofici, sociologici, e altri ancora, arrivando a (ri)costruire una storia del lavoro manuale che attraversa le figure delle botteghe  e laboratori medievali delle arti e corporazioni, del nascente artista moderno rinascimentale, del lavoratore settecentesco sfidato e  frustrato dalle macchine, degli inattuali ideali ruskiniani; ma anche una filosofia del lavoro manuale che mette in luce il rapporto mano-occhio-cervello e, seguendo l'idea per cui fare è pensare, mostra le lezioni che dalla mano dell'artigiano qualunque uomo può apprendere. Saggio interessante e da leggere anche in chiave pedagogico-didattico-educativa. 

Il saggio di Yan Thomas Il valore delle cose, indagando nella storia del diritto romano, fornisce interessanti spunti di riflessione sull'idea di cose e beni indisponibili al commercio, invalutabili e inestimabili, inappropriabili e riservati, inalienabili e sottratti al dominio individuale, inseriti in un patrimonio che non appartiene a nessuno perché sacri o pubblici, destinati agli dèi o alla città, al libero accesso e uso di ciascuno.

Ottimo il saggio di Susan Napier sugli elementi fantastici nella letteratura moderna giapponese - The Fantastic in Modern Japanese Literature, appunto -, particolarmente, almeno a livello personale, gli ultimi due capitoli su utopia e distopia, stimolatori anche di nuove prossime letture.

Di Jacques Derrida Il tempo degli addii.

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